domenica 13 marzo 2011

Italia


A Quarto la luna faceva capolino
a due navi della società Rubattino.
Vennero mille uomini di nascosto,
decisi a unificar l’Italia ad ogni costo.
Salparono di notte il cinque maggio,
con tutto l’entusiasmo ed il coraggio.
Poi, l’undici a Marsala sbarcarono
a migliaia i picciotti vi si unirono.

Calatafimi, Palermo e poi Milazzo,
infine, entrati a Napoli nel palazzo.
Vinta a Volturno l’ultima resistenza,
l’unità d’Italia prendeva consistenza.
Ecco i due uomini di fronte, a Teano:
Garibaldi va avanti e tende la mano:
“Saluto il primo re d’Italia, con onore.”
E Vittorio Emanuele: “Grazie di cuore.”

Poi, il diciassette marzo successivo,
avvenne, infine, l’evento conclusivo:
A Torino si unì il nuovo parlamento
per ratificare il grande avvenimento.
Ma il primo re d’Italia fu un "secondo",
per sottolineare all’Italia e al mondo
la conquista di terre del suo casato
e non la nascita di un nuovo stato.

Di acqua nei fiumi ne dovrà passare
per affermare la volontà popolare.
Finita la seconda guerra mondiale
rinascerà un'Italia nuova e più vitale.
Un’Italia repubblicana e unitaria,
membro dell’Europa comunitaria
Un’Italia più libera e democratica
che si fonda sul lavoro e sull’etica.
(Pino Bullara)





2 commenti:

antonietta ha detto...

bravo come sempre!

Pino ha detto...

Grazie Anto'!
Troppo buona.
E' un piccolo contibuto d'un figlio alla sua terra.